
In Italia, troppo spesso nel processo penale il contraddittorio, la difesa effettiva e la partecipazione diretta della persona vengono trattati come optional. Eppure l’art. 127 c.p.p. parla chiaro: chi partecipa a un procedimento ha diritto a essere ascoltato. Ignorare questo principio, in uno Stato di diritto, è di una gravità inaudita, soprattutto per chi esercita la professione di operatore giudiziario.
Non si tratta di teoria astratta: stiamo parlando di pratica quotidiana, di procedure che decidono della vita di persone innocenti. La commistione tra le funzioni di P.M. e giudice, così come la possibilità di archiviazioni o ordinanze già pronte senza un reale contraddittorio, mette a rischio i diritti fondamentali dell’indagato e della persona umana, minando le basi di una Repubblica democratica.
Per questo il referendum sulla giustizia è un’occasione concreta per rimettere al centro il rispetto della legge e dei diritti fondamentali, per ridurre lo strapotere di chi non rispetta né il Codice di Procedura Penale né la Costituzione, e per garantire che la giustizia torni a essere davvero giusta. Chi conosce la pratica, oltre la teoria dei libri, sa che votare SÌ è una scelta necessaria e responsabile.