Denuncia pubblica di violazioni sistemiche al diritto di partecipazione politica e alla libertà di espressione nella Regione Marche. Richiesta di riconoscimento istituzionale, rimozione degli ostacoli e pieno reintegro democratico

Presentata da: Marina Adele Pallotto, Presidente della APS “5P – Cinque Punti per la Democrazia Partecipativa Online”, E-MAIL: PEC: 5p.aps@pec.it

Mi chiamo Marina Adele Pallotto, sono una cittadina italiana che ha scelto consapevolmente di impegnarsi in prima persona per creare spazi reali di partecipazione alla vita pubblica. Rivesto attualmente il ruolo di Presidente della costituente associazione di promozione sociale “5P – Cinque Punti per la Democrazia Partecipativa Online”, nata con lo scopo di difendere il diritto di ogni persona alla partecipazione libera, democratica e consapevole. Con amarezza constato che, in questo Paese, l’impegno attivo delle cittadine e dei cittadini può diventare fonte di rischio. Chi non si conforma, chi alza la voce contro abusi e ingiustizie, viene spesso isolato, screditato, colpito. Ciò accade soprattutto nei contesti territoriali, dove si manifestano forme di repressione silenziosa e informale, talvolta attuate – o comunque tollerate – proprio da coloro che dovrebbero garantire giustizia, imparzialità e tutela dei diritti. Scrivo questa istanza con il peso e la responsabilità di chi ha vissuto tutto questo in prima persona. Come tante altre persone, sono stata allontanata dallo spazio pubblico, privata di diritti fondamentali, ostacolata proprio perché mi sono impegnata, civilmente e legalmente, a difesa della partecipazione democratica e della legalità. Non ho pagato il prezzo di colpe o errori, ma quello di aver chiesto il rispetto delle regole da parte di chi era tenuto ad applicarle. Una lunga serie di omissioni e azioni da parte di soggetti istituzionali che avrebbero dovuto tutelarmi ha reso la mia esistenza un percorso a ostacoli. Chi doveva garantire protezione e giustizia mi ha progressivamente considerata come un problema. Io, che sono stata vittima di abusi e scorrettezze, sono divenuta un bersaglio da colpire e silenziare. 

Una repressione politica e istituzionale silenziosa ma sistematica

Nel 2014 ho ricevuto una candidatura al Parlamento Europeo da parte di un movimento politico che si presentava come portatore di una rivoluzione culturale fondata sulla partecipazione diretta dei cittadini. Tuttavia, tale candidatura è stata gestita in modo opaco, priva di regole strutturate e trasparenti. Solo successivamente è stata introdotta una bozza di un regolamento interno, che tuttavia è stato – e continua a essere – sistematicamente disatteso da soggetti opportunisti e privi di onestà politica, come dimostra l’elusione del limite dei due mandati elettivi da chi si è candidato  con il movimento cinque stelle alle ultime elezioni europee. Io, al contrario, sono stata trasformata in un bersaglio politico trasversale, oggetto di campagne denigratorie alimentate da fake news basate sui miei dati personali e da un incitamento all’odio diretto contro la mia persona. Il movimento che mi aveva candidata non ha mai assunto alcuna iniziativa concreta per offrirmi tutela. Per tale ragione sono stata costretta a rivolgermi direttamente alle autorità competenti. Ho sporto denuncia contro il signor Andrea Spurio, referente locale dei simpatizzanti del Movimento Cinque Stelle di Macerata, per aver diffuso online un archivio contenente informazioni non pertinenti alla candidatura politica, con finalità di screditamento personale, attraverso le pagine del giornale online “Cronache Maceratesi”. Ho denunciato altresì il giornalista Filippo Ciccarelli e il direttore responsabile Matteo Zallocco, per non aver provveduto alla rimozione dei contenuti diffamatori e dei commenti anonimi gravemente offensivi nei miei confronti, nonostante esplicita richiesta telefonica di intervento. 

Ho inoltre denunciato le giornaliste Paola Pagnanelli (Il Resto del Carlino – Macerata) e Alessandra Pierini (CronacheMaceratesi.it), per aver condotto un’ampia campagna mediatica denigratoria e aggressiva nei miei confronti, basata su notizie false (fake news) e contenuti anonimi. Tale campagna, priva di qualsiasi verifica delle fonti, ha avuto l’evidente intento di delegittimarmi proprio durante il mio impegno in campagna elettorale. Nonostante le reiterate richieste di rettifica, entrambe le giornaliste hanno sempre rifiutato di correggere le falsità pubblicate. 

La rete del silenzio: media, territori, istituzioni

Nel clima tossico e mediaticamente amplificato dalle condotte sopra descritte — con centinaia di migliaia di diffusione online — ho ritenuto doveroso segnalare all’attenzione dell’Autorità due ulteriori soggetti che si sono distinti per comportamenti volutamente delegittimanti, agendo con piena consapevolezza del contesto territoriale che ha finito per favorirne l’impunità: il signor Fulvio Ventrone, figlio di un ex provveditore scolastico, e l’avvocato Renato Bianchini, figura riconducibile alla cosiddetta “Macerata Bene”. A ulteriore dimostrazione della gravità e della portata degli effetti subiti, è oggi disponibile una copia forense dell’intera campagna mediatica, che documenta la presenza di centinaia di siti e testate, italiane e straniere, e centinaia di migliaia di commenti online lesivi della mia persona. È opportuno sottolineare che la campagna mediatica denigratoria orchestrata dalla signora Paola Pagnanelli, in concorso con i soggetti sopra menzionati, ha colpito volutamente anche la mia figura di insegnante della scuola pubblica. Sono stata descritta come assenteista, con l’utilizzo strumentale di fonti anonime, con l’evidente finalità di delegittimare la mia posizione. La signora Pagnanelli, pur ricoprendo prevalentemente il ruolo di cronista giudiziaria presso il Tribunale di Macerata, non ha adottato alcuna verifica delle fonti, contribuendo alla diffusione di notizie false e tendenziose. Nel 2015 ho infatti denunciato la signora Alessia Antinori — che si firma stabilmente come Santoni, in quanto coniugata con l’amministratore delegato dell’omonima S.p.A. — per aver formulato accuse false nei miei confronti in ambito scolastico, sostituendosi arbitrariamente a una collettività di genitori e chiedendo il mio allontanamento dalla sede di titolarità che avevo regolarmente ottenuto. Tale intervento ha sfruttato un contesto territoriale capace di generare soggezione nei dirigenti scolastici Silvana Bacelli e Sandro Botticelli, che hanno dato esecuzione al mio allontanamento. Negli anni successivi, ulteriori dirigenti scolastici — Enzo Salvucci, Sabina Tombesi e Teresa Lapicirella — hanno reiterato condotte discriminatorie e lesive dei miei diritti, negandomi l’accesso al part-time, all’aspettativa per motivi di studio, fino a cercare di avviare una procedura di licenziamento. 

Un sistema che punisce chi denuncia

A fronte delle gravi condotte subite, mi sono rivolta agli organi competenti per ottenere tutela e giustizia. Tuttavia, invece di procedere all’accertamento dei fatti e all’individuazione delle responsabilità, le istituzioni preposte hanno scelto di non indagare, operando stralci arbitrari e trattando le posizioni denunciate come episodi isolati, in palese violazione del principio di connessione e della logica dell’indagine unitaria. Le prove prodotte sono state ignorate e i meccanismi di potere locale lasciati intatti. Ancora più grave, nel vuoto di giustizia creatosi per effetto di questa inerzia istituzionale, gli stessi organi hanno finito per rivolgere le procedure contro la sottoscritta persona offesa, trasformandomi in imputata, in un paradossale rovesciamento dei ruoli che ha compromesso il mio diritto alla tutela. In particolare: 

  • la dott.ssa Rosanna Buccini, sostituto procuratore presso la Procura di Macerata, ha stralciato e non indagato le posizioni da me denunciate in concorso di Paola Pagnanelli, Filippo Ciccarelli e Matteo Zallocco, rinviando a giudizio gli altri soggetti con posizioni irregolarmente separate impedendo l’accertamento delle responsabilità connesse. In data 29 marzo 2018, la medesima magistrata mi ha notificato un avviso ex art. 415-bis c.p.p. per il reato di diffamazione nei confronti della Pagnanelli (All.to n. 1 – avviso ex art. 415 c.p.p. e successivo provvedimento della magistrata Rosanna Buccini). 
  • il dott. Claudio Rastrelli, sostituto procuratore presso la Procura di Macerata, ha proceduto con lo stralcio delle posizioni da me denunciate in concorso di Alessia Antinori in Santoni, di Silvana Bacelli e di altri dirigenti scolastici, chiedendone l’archiviazione separata. In data 23 ottobre 2018, lo stesso magistrato mi ha notificato avviso ex art. 415-bis c.p.p. per diffamazione nei confronti di Paola Pagnanelli (All.to n. 2 – avviso ex art. 415 c.p.p. e successivo provvedimento del magistrato Claudio Rastrelli), nonostante avesse già rilevato la connessione con il procedimento già affidato alla dott.ssa Buccini (All.to n. 3 – modello interno su connessione tra i procedimenti di Buccini e Rastrelli a carico di chi scrive). Il magistrato Claudio Rastrelli mi ha poi rinviata a giudizio con modalità coattive fondando l’intero impianto accusatorio su due frasi da me mai scritte, e soprattutto facendo leva su un interrogatorio, cui sono stata obbligata a sottopormi nonostante non lo avessi richiesto grazie alla condotta collaborativa e infedele del mio ex difensore di fiducia, avv. Alessio Stacchiotti, che avevo già formalmente revocato. Nel 2024, lo stesso magistrato è stato nominato Procuratore della Repubblica presso la Procura di Urbino. 
  • ll dott. Luigi Ortenzi, anch’egli sostituto procuratore presso la Procura di Macerata, in data 19 gennaio 2016 ha rubricato come ex art. 186 Codice Della Strada, “guida in stato di ebbrezza”, una mia denuncia per diffamazione a mezzo stampa online, per chiederne poi l’archiviazione (All.to n. 4 – rubricazione del reato e successivo provvedimento del magistrato Luigi Ortenzi). Successivamente promosso alla Procura Generale di Ancona, il 1° dicembre 2021 il magistrato Luigi Ortenzi ha inviato alla mia avvocatessa Alessia Bartolini un messaggio con cui “a caratteri cubitali” manifestava l’intenzione di chiedere la mia condanna (All.to n. 5 – messaggio di requisitoria di Luigi Ortenzi), che la stessa avvocata mi ha mostrato solo nel momento della lettura della sentenza. 
  • Il dott. Domenico Potetti, giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Macerata, in data 21 ottobre 2019 ha ordinato il mio rinvio coatto a giudizio, dopo due richieste di archiviazione, dichiarando falsamente la mia assenza all’udienza e l’intervento di un difensore che avrebbe sostituto l’avv. Stacchiotti – da me formalmente revocato – privo di nomina e legittimazione, giuridicamente incapace di esercitare la difesa (All.to n. 6 – verbale di udienza del 21.10.2019). Lo stesso magistrato è risultato candidato alla Presidenza del Tribunale di Macerata nell’anno 2021. 

Ho sporto denuncia per infedele patrocinio nei confronti: 

  • dell’avv. Pietro Anselmi del Foro di Macerata, per non aver eccepito la nullità derivante dall’assenza della difesa dell’indagato, chiaramente evincibile dal verbale non veritiero del dottor Potetti relativo all’udienza del 21 ottobre 2019, e per rifiutarsi oggi di rendere sommarie informazioni a chi preposto; 
  • dell’avv. Alessio Stacchiotti del Foro di Ancona, per aver concorso – con tanti atti e omissioni – al mio rinvio coatto a giudizio, agendo in modo collaborativo con l’accusa e arrecandomi danni ingenti e documentabili. 

Nei procedimenti attualmente pendenti presso la Procura competente l’attuale magistrato incaricato sta omettendo di approfondire le indagini sul magistrato Domenico Potetti, operando ingiustificati stralci del fascicolo, non iscrivendo procedimenti connessi, e demandando arbitrariamente alla Procura incompetente di L’Aquila le indagini su Potetti. Nel contesto aquilano, infatti, quest’ultimo magistrato era già stato falsamente dichiarato “in stato di quiescenza” dal Tenente Colonnello Riziero Asci, nonostante lo stesso continui a tutt’oggi la sua opera (All.to n. 7 – decreto di fissazione udienza, emesso su ordine di Domenico Potetti del 21.10.2024). Alla luce di quanto sopra, mi rivolgo a chi preposto con un appello accorato: si ponga fine all’inerzia e all’omertà istituzionale che hanno caratterizzato questa vicenda. Chiedo oggi che vengano assicurate le indagini richieste, rimuovendo gli ostacoli sistemici che hanno sinora impedito l’accertamento della verità e la protezione dei diritti fondamentali. L’intero sistema – amministrativo, mediatico e giudiziario – ha mostrato un’inquietante capacità auto-protettiva, che ha sacrificato la verità e la dignità della persona in nome della conservazione di assetti di potere consolidati. In questo contesto, la negazione di un processo equo e imparziale mi ha costretta, come persona offesa, a compiere un gesto estremo ma necessario: denunciare due magistrati per gravi violazioni di diritti costituzionalmente garantiti

Il mio appello a chi preposto: ricostruire lo spazio pubblico

Le conseguenze della denegata giustizia che ho subito negli anni non si sono limitate all’assenza di verità, ma si sono tradotte in una serie concreta e devastante di effetti che ancora oggi gravano sulla mia vita personale, professionale e politica. Ho dovuto affrontare decine di procedimenti stralciati e mancate indagini su fatti gravi e documentati. Nessuno ha sentito ancora il dovere di scusarsi o di rettificare quanto impropriamente diffuso, neppure quando tali condotte lesive sono state rese pubbliche e contestate con tanto di prove alla mano – come nel caso della mia immagine manipolata e pubblicata a mia insaputa (All.to n. 8 – indagini della polizia postale su immagine manipolata a nudo pubblicata dal giornale di Paola Pagnanelli). Nessuna forma di riparazione né risarcimento del danno mi è stata ancora riconosciuta, nonostante l’evidente pregiudizio alla mia immagine, alla salute e alla carriera. Paradossalmente, ho subito io stessa controquerele per diffamazione, come se denunciare fatti gravi costituisse un crimine, e sono stata rinviata a giudizio in modo coatto, in un contesto giudiziario ostile in cui il mio diritto alla difesa è stato violato e le prove da me offerte sistematicamente ignorate o manipolate. La sentenza che mi condanna per diffamazione nei confronti della giornalista Paola Pagnanelli, si fonda su un falso processuale da me regolarmente denunciato e su atti dell’accusa alterati, con il consenso del mio stesso difensore. Tutto ciò ha prodotto un esito forse ancor più grave: la mia espulsione forzata dallo spazio pubblico. Nessuna forza politica, nessuna istituzione, nessun canale mediatico ha finora riconosciuto il valore della mia battaglia civile e democratica, benché essa riguardi interessi generali e diritti costituzionali. Al contrario, l’attenzione pubblica si concentra su figure mediaticamente funzionali ma estranee a un reale impegno civile. Io, invece, ho pagato di persona il prezzo di un attivismo autentico, documentato e responsabile. Per questo sono stata silenziata, cancellata, discriminata. Come se la mia sola esistenza autonoma fosse diventata una colpa.

Mentre il progresso tecnologico corre, la democrazia regredisce, e chi esercita i propri diritti fondamentali viene trattato come un problema da neutralizzare. La libertà di espressione, la partecipazione politica e la denuncia civica – pilastri della Repubblica – sono oggi nei fatti disincentivati, se non apertamente repressi. Per queste ragioni, domando legittimamente che venga riconosciuto il mio diritto a partecipare alla vita pubblica e politica, che sia interrotta la spirale di abusi istituzionali subita, e che sia accertata l’incompatibilità ambientale degli uffici giudiziari coinvolti, restituendo verità e dignità a questa vicenda. Rivendico, in particolare, di essere messa nelle condizioni di potermi candidare come indipendente alle prossime elezioni regionali nelle Marche che si terranno a settembre, in rappresentanza dei cittadini che non hanno voce, e di vedere riconosciuta la piena legittimità democratica della mia azione politica e della mia associazione “5P – Cinque Punti per la Democrazia Partecipativa Online”.

Allo stesso tempo, rivolgo un appello aperto alla società civile – ai cittadini, ai movimenti, agli enti civici e alla stampa libera – affinché si uniscano a me nella costruzione di un nuovo spazio politico, civico e mediatico, fondato su partecipazione consapevole, trasparenza e sorveglianza democratica. Abbiamo bisogno di voci che non siano funzionali, ma vive.

Marina Adele Pallotto, Presidente della APS “5P – Cinque Punti per la Democrazia Partecipativa Online” 

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CLAUSOLA di TRASPARENZA e LEGITTIMITà COSTITUZIONALE La presente denuncia si fonda su fatti documentati, atti pubblici e prove allegate, ed è espressa nell’esercizio dei diritti costituzionali alla libertà di espressione e alla partecipazione politica (artt. 21, 49, 50 Cost.). Ogni riferimento è riconducibile a condotte oggettive di rilievo pubblico. Il contenuto è formulato in buona fede e nell’interesse generale. Eventuali reazioni giudiziarie saranno considerate ritorsioni istituzionali e denunciate come ulteriori violazioni dei diritti fondamentali.

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Si allegano: 1) avviso ex art. 415 c.p.p. e successivo provvedimento del magistrato Rosanna Buccini; 2) avviso ex art. 415 c.p.p. e successivo provvedimento del magistrato Claudio Rastrelli; 3) modello interno su connessione tra i procedimenti di Buccini e Rastrelli a carico di chi scrive; 4) rubricazione del reato e successivo provvedimento del magistrato Luigi Ortenzi; 5) messaggio di requisitoria di Luigi Ortenzi; 6) verbale di udienza del 21.10.2019; 7) decreto di fissazione udienza, emesso su ordine del giudice Domenico Potetti del 21.10.2024; 8) indagini della polizia postale su immagine manipolata a nudo pubblicata dal giornale di Paola Pagnanelli. Per un totale complessivo di n. 20 pagine allegate.